Il 50/30/20 è il metodo di budget più citato al mondo, e ha un vantaggio che nessuno schema più raffinato è riuscito a togliergli: si ricorda a memoria. Un metodo che richiede un foglio di calcolo per essere spiegato è un metodo che si abbandona in tre settimane. Questo si spiega in una riga e si applica lo stesso giorno in cui lo leggi.
Nasce nel 2005 da un libro di Elizabeth Warren e Amelia Warren Tyagi, scritto prima che Warren facesse politica, quando insegnava diritto fallimentare e passava le giornate a leggere bilanci familiari andati a pezzi. È da lì che viene la ripartizione: non da una teoria, ma dall'osservazione di cosa avevano in comune le famiglie che reggevano.
Le tre quote
Si parte dal netto mensile, quello che arriva davvero in conto dopo tasse e contributi. Non dal lordo, che è un numero che non hai mai in mano.
La prima quota, la più grossa, copre le necessità: casa, utenze, spesa alimentare, trasporti per andare al lavoro, assicurazioni, rate obbligatorie. La seconda copre i desideri: ristoranti, viaggi, abbonamenti di intrattenimento, hobby, abbigliamento oltre lo stretto indispensabile. La terza, l'unica che produce un risultato nel tempo, va a risparmio e rimborso dei debiti.
Il calcolatore fa la divisione al posto tuo e ti dice anche quanto vale la quota risparmio in un anno, che è il numero che convince davvero.
La prova per distinguere necessità e desideri
È qui che quasi tutti sbagliano, e sempre nella stessa direzione: nella prima quota finisce tutto ciò a cui non si vuole rinunciare. Ma «non voglio rinunciarci» e «non posso rinunciarci» sono due cose diverse, e confonderle rende lo schema inutile — perché una volta che le necessità arrivano all'ottanta per cento non resta niente da decidere.
La prova che funziona è una sola domanda: continuerei a pagarla il mese in cui perdo il lavoro? La bolletta della luce sì. L'abbonamento allo streaming no. La spesa al supermercato sì, ma la cena fuori del sabato no — anche se la fai da sei anni tutti i sabati.
La rata del mutuo e il rimborso anticipato
La rata obbligatoria del mutuo o del prestito sta nelle necessità: è una spesa che non puoi saltare. Quello che versi in più per chiudere prima un debito no: quello sta nella terza quota insieme al risparmio, perché non è denaro che esce dal tuo patrimonio, è denaro che cambia forma.
Sembra una distinzione contabile, e invece cambia il comportamento: chi mette il rimborso anticipato tra le spese lo taglia appena il mese si stringe, chi lo mette tra i risparmi lo difende.
Quando le necessità superano già la prima quota
Succede spesso, e non è una ragione per buttare il metodo. In molte città italiane il solo affitto si mangia una fetta enorme del netto, e chi ha figli piccoli o un genitore da assistere parte con vincoli che non si scelgono.
In quel caso lo schema non va abbandonato, va compresso dal lato giusto: si riduce la quota desideri e si tiene ferma quella del risparmio. È l'esatto contrario di quello che fanno quasi tutti, che sacrificano per primo il risparmio perché è l'unica voce che nessuno viene a reclamare. Ma è anche l'unica che, tolta, rende identici l'anno prossimo e quest'anno.
Se anche così non torna, il problema non è di budget: è di reddito o di una spesa fissa fuori scala. Un metodo di ripartizione non può risolvere un affitto insostenibile, e fingere di sì fa solo perdere tempo.
Tredicesima, bonus e mesi strani
La tredicesima non va spalmata sul mensile. Se la dividi per dodici, ogni mese sembra più largo di quanto sia, e a dicembre ti ritrovi con un budget gonfiato di cui non hai mai visto i soldi. Va trattata come un'entrata a sé, e la destinazione naturale è la terza quota: è il modo più semplice per far crescere il risparmio senza toccare nulla della vita quotidiana.
Stesso discorso per rimborsi spese, arretrati e regali in denaro. Un'entrata che non si ripete non può finanziare una spesa che si ripete.
Dove il metodo smette di bastare
Il 50/30/20 dice quanto, non dove. Ti dà tre contenitori, ma non ti dice se dentro il contenitore dei desideri stai spendendo trecento euro in ristoranti o trecento euro in abbonamenti che hai dimenticato di avere. Per quello serve registrare i movimenti e guardarli divisi per categoria — che è il passo successivo, non un'alternativa.
E dice quanto dovresti spendere, non quanto spendi. I due numeri coincidono solo dopo un mese in cui hai misurato senza cambiare niente. Chi salta quel mese sta applicando percentuali a un'ipotesi.
Domande frequenti
Il 50/30/20 si calcola sul lordo o sul netto?
Sul netto che arriva in conto, dopo tasse e contributi. Se hai la tredicesima o la quattordicesima, contale a parte: entrano nella quota risparmio invece di gonfiare il mensile.
Cosa faccio se le necessità superano il 50%?
È la norma in molte città italiane, dove il solo affitto supera 50% del netto. Lo schema non si abbandona: si sposta la quota desideri verso il basso e si tiene fermo il 20% di risparmio, che è la parte che conta.
In quale quota va la rata del mutuo?
Nelle necessità, come l'affitto. Il rimborso anticipato invece sta nella terza quota insieme al risparmio: non è una spesa, è patrimonio che cambia forma.